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“Il rifiuto si fa bello” II edizione

foto bamboline stefania meloni[Redazione]

Il 28 e 29 maggio 2015 riparte la seconda edizione della mostra mercato “Il rifiuto si fa bello” organizzata dal laboratorio di arte del riciclo Trash Art a cura di Daniela Mocci. L’esposizione sarà visibile nella sede dell’Asarp in via Romagna 16 (Padiglione E, Cittadella della Salute) a Cagliari, dalle ore 10.00 alle ore 12.00. La Mo/Me è dedicata alla sostenibilità ambientale e all’arte del riuso Read more »

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Basta legare, superiamo la contenzione

psichiatria

[Ufficio stampa Asarp]

L’associazione dei familiari Asarp chiede all’assessore regionale alla salute Luigi Arru e alle ASL della Sardegna di mettere in pratica le raccomandazioni del Comitato Nazionale di Bioetica e di predisporre al più presto programmi finalizzati al superamento di ogni forma di contenzione. Read more »

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Sassari 6 maggio 2015 “…e tu slegalo subito” c/o Università di Sassari

Cagliari 8 maggio 2015 “… e tu slegalo subito” Hotel Regina Margherita ore 16,30

Seminario Formativo “Progetto Uomini del Sud” – Cagliari 27 febbrario 2015

Locandina Seminario Formativo UominiDelSud

Seminario formativo Uomini del Sud

OPG: “Liberare le persone, vivere i diritti”

 

Cagliari, Venerdì 27 febbraio 2015

Biblioteca provinciale di Cagliari “Emilio Lussu”

Parco di Monte Claro, Sala “Giovanni Lilliu”

dalle ore 10.00 alle ore 17.00

 Venerdì 27 febbraio la Città di Cagliari ospiterà il seminario nazionale sugli ospedali psichiatrici giudiziari organizzato dall’associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica: “OPG: Liberare le persone, vivere i diritti”. L’incontrosi svolgerà nella Sala “Giovanni Lilliu” della biblioteca provinciale di Cagliari “Emilio Lussu” nel Parco di Monte Claro, dalle ore 10.00 alle ore 17.00. La tappa cagliaritana del seminario nazionale è organizzata con la collaborazione della biblioteca provinciale di Cagliari e con il patrocinio della provincia di Cagliari. L’Asarp è partner del progetto insieme a Impresa a rete società cooperativa, Consorzio Nuova Cooperazione Organizzata, Rete Fattorie Sociali, Fondazione di Comunità di Messina, Consorzio Mediterraneo Sociale, Consorzio CO.ri.

Diritti e opportunità per le persone internate negli OPG. Un seminario formativo pubblico e gratuito inserito nel progetto “Uomini del Sud” finanziato dalla Fondazione con il Sud, sui percorsi di cura personalizzati e partecipati e sulla restituzione di diritti e opportunità per le persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari. Il Seminario vuole essere momento di discussione e riflessione sulla metodologia dei Budget di salute e dei piani terapeutici riabilitativi individuali (PTRI), aperto a esperti del settore e persone impegnate nelle istituzioni interessate.

L’economia sociale contro l’esclusione sociale. L’obiettivo del Progetto è l’implementazione e l’attuazione di un modello innovativo di integrazione socio-sanitaria e di sviluppo dell’economia sociale come strumento di lotta contro la povertà estrema in cui gli internati degli OPG versano, a seguito di lunghi periodi di esclusione sociale, inabilità.

Liberare le persone dall’emarginazione sociale. Il progetto vuole sostenere la presa in carico complessiva della persona, per la sua fuoriuscita definitiva dalla condizione di internamento, attraverso l’inclusione abitativa, lavorativa, sociale e affettiva degli internati in OPG che versano in condizione di emarginazione, vulnerabilità ed esclusione sociale. In particolare il progetto intende applicare la metodologia dei Budget di Salute per realizzare la fuoriuscita degli internati negli OPG di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Napoli, Aversa (CE), Montelupo Fiorentino, che devono essere dimessi entro marzo 2015. L’Asarp è di supporto per l’attivo coinvolgimento dei familiari anche nelle altre Regioni del Sud.

Introdurrà i lavori Gisella Trincas, presidente dell’Asarp e presidente dell’unione nazionale delle associazioni per la salute mentale; parteciperanno Angelo Righetti, presidente di Impresa a Rete; Giovanna Del Giudice presidente Copersam e componente del comitato nazionale Stop OPG; Gaetano Giunta della Fondazione Comunità di Messina.

Interverranno: Antonella Pinna – Biblioteca Provinciale di Cagliari “Emilio Lussu” – Pierpaolo Pani – Componente Commissione Regionale Salute Mentale, Angelo Moretti – Consorzio Mediterraneo Sociale, Augusto Contu – Direttore DSM Cagliari, Alberto Santoru – Responsabile Servizio Riabilitazione, Residenzialità e Semiresidenzialità SSD – DSM Cagliari, Sandro Montisci – Direttore CSM Cagliari Ovest, Gaspare Motta – Psichiatra DSM Messina.

 Segreteria organizzativa Asarp

In collaborazione con la biblioteca provinciale Scienze Sociali

Verrà rilasciato l’attestato di partecipazione.

Informazioni:

Roberto Loddo 3207721343

Giorgia Caredda 3405358642

Mail: ass.asarp@tiscali.it

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CHIUDERE GLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI SENZA PROROGHE E SENZA TRUCCHI

 Pubblichiamo l’Appello del Comitato Nazionale STOP OPG  

   www.stopopg.it

L’APPELLO

Chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG, senza proroghe e senza trucchi

“… luoghi indegni per un Paese appena civile” (Giorgio Napolitano)

La data per la chiusura degli OPG si avvicina: il 31 marzo 2015 è la scadenza fissata dalla legge. Vogliamo essere sicuri che sarà rispettata. E che al loro posto non si apriranno nuove strutture manicomiali. Perciò continua la mobilitazione:

  • per far chiudere gli  OPG al 31 marzo 2015 senza proroghe e senza trucchi
  • per la nomina di un Commissario per l’attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli Opg
  • per fermare i nuovi ingressi e favorire le dimissioni, con buone pratiche per la salute mentale, una buona assistenza socio sanitaria nel territorio,
  • per evitare che al posto degli Opg crescano nuove strutture manicomiali (le cosiddette Rems: i “mini Opg” il cui numero può e deve essere invece drasticamente ridotto)

 L’Appello è promosso per stopOPG da:

don Luigi Ciotti (Gruppo Abele), Stefano Cecconi (Cgil),  Franco Corleone (Garante diritti dei detenuti Toscana), Adriano Amadei (Cittadinanzattiva referente salute mentale), Denise Amerini (Fp Cgil), Stefano Anastasia (Società della Ragione), Cesare Bondioli (Psichiatria Democratica), Antonella Calcaterra (Camera Penale di Milano),Enzo Costa (Auser nazionale), Vito D’Anza, Peppe Dell’Acqua (Forum Salute Mentale), Giovanna Del Giudice (Conferenza Permanente Salute Mentale nel Mondo), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Patrizio Gonnella (Antigone), Fabio Gui (Forum Salute e Carcere), don Giuseppe Insana (Ass. Casa di Barcellona Pozzo di Gotto), Elisabetta Laganà (Presidente Conf. Naz. Volontariato Giustizia), Aldo Mazza (Edizioni Alphabeta Verlag), Anna Poma (coop. Con.Tatto), Alessandro Sirolli (Associazione180Amici Aq), Gabriella Stramaccioni (Libera), Gisella Trincas (Unasam), don Armando Zappolini (Cnca) …

      link per aderire all’ Appello e al Digiuno: http://www.stopopg.it/node/1091

      Link ai materiali: volantini, appello, banner con immagini: http://www.stopopg.it/node/1092

      Link principale: http://www.stopopg.it/     

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“I DIRITTI NEGATI” Salute Mentale, Carceri, Ospedali Psichiatrici Giudiziari – Cagliari 10 dicembre 2014 Mediateca del Mediterraneo

DIRITTINEGATI2014 (1)

I Diritti Negati, il 10 dicembre il mondo dell’associazionismo sardo organizza un incontro pubblico su salute mentale, carceri e ospedali psichiatrici giudiziari.

 Mercoledì 10 dicembre alle ore 16.00 a Cagliari alla Mediateca del Mediterraneo, via Mameli 164 si svolgerà l’incontro pubblico “I Diritti Negati, Salute Mentale, Carceri, Ospedali Psichiatrici Giudiziari”. L’incontro inserito all’interno della campagna di sensibilizzazione del “Mese dei Diritti Umani” è organizzato dall’Associazione dei familiari ASARP, associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica in collaborazione con la Fondazione Franca e Franco Basaglia, il comitato Stop OPG, la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia della Sardegna e tutte le organizzazioni che hanno aderito alla terza edizione del Mese dei Diritti Umani.

 La Sardegna per i diritti umani. Il 10 dicembre è la giornata mondiale dei Diritti Umani che si celebra in tutto il mondo per ricordare la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 10 dicembre 1948. In Sardegna questa giornata sarà dedicata al confronto sulle buone e cattive pratiche nella salute mentale, e sui diritti dei cittadini privati della libertà personale nelle carceri, negli ospedali psichiatrici giudiziari e in qualunque luogo di sofferenza e negazione dei diritti di cittadinanza.

 I lavori saranno aperti dai saluti dell’Assessore Regionale alla Salute Luigi Arru e dall’introduzione di Gisella Trincas, presidente dell’Associazione Sarda Attuazione Riforma Psichiatrica. verrà presentato il Manifesto dei Diritti Umani a cura di Andrea Pubusa, docente di diritto amministrativo dell’Università di Cagliari e gli interventi saranno intervallati dalle letture di testi e poesie a cura di Alice Deledda. Le relazioni di apertura verranno svolte da Pierpaolo Pani, Commissione Regionale Salute Mentale; Maria Cristina Ornano, Giudice Tribunale di Cagliari sezione G.i.p.-G.u.p; Franco Corleone, Coordinatore Nazionale Garanti dei Detenuti; Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Basaglia, Comitato Nazionale Stop Opg e Daniele Piccione, Costituzionalista.

Vi aspettiamo.

 Roberto Loddo

Coordinamento Mese dei Diritti Umani

Per informazioni:

Blog: mesedeidirittiumani.blogspot.it

Mail: stopopgsardegna@gmail.com

cellulare: 3207721343

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Venerdì 12 dicembre a Bologna

TERZA EDIZIONE DEL MESE DEI DIRITTI UMANI

Seminario “Salute Mentale, OPG, Diritti Umani” – Roma Palazzo Giustiniani 11.11.2014

Salute Mentale, OPG e Diritti Umani

Roma, 11 novembre 2014

Senato della Repubblica
Palazzo Giustiniani Sala Zuccari
“Le Associazioni dei Familiari nel processo di miglioramento
dei servizi di salute mentale: criticità e proposte”

relazione di Gisella Trincas Presidente dell’UNASAM

Con questo intervento, vogliamo portare all’attenzione della Presidente De Biasi, dell’intera Commissione e dei partecipanti al Seminario, la nostra forte preoccupazioni per il progressivo stato di impoverimento in cui si trovano ad operare la gran parte dei Dipartimenti di Salute Mentale, evidenziandone le criticità più marcate, ma anche formulando proposte operative,.

Rappresentiamo le famiglie che utilizzano i servizi di salute mentale e le Associazioni impegnate nelle diverse regioni, con iniziative culturali e sociali, finalizzate al pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza di chi vive la condizione della sofferenza mentale e contribuendo alla costruzione di una società giusta e solidale.
Sappiamo, per conoscenza diretta, che tante persone possono riacquistare una soddisfacente qualità della vita, e mantenere o riconquistare un ruolo sociale, se sostenute con adeguati trattamenti e percorsi terapeutico-riabilitativi orientati alla ripresa, alla guarigione possibile.

Il nostro principale obiettivo è perciò la difesa e la valorizzazione dei Dipartimenti di Salute Mentale per il potenziamento e il miglioramento dei servizi di salute mentale di comunità, per la presa in carico globale e per la eliminazione di tutte le situazioni di abbandono, segregazione e istituzionalizzazione esistenti che cronicizzano e determinano disabilità.

L’Italia dichiara di spendere per la salute mentale il 5% della spesa sanitaria (come richiesto dal Progetto Obiettivo Nazionale), ma nella realtà la spesa risulterebbe decisamente inferiore (3/4%). Secondo i dati del 2011 dell’O.M.S. spenderebbe quanto l’Italia l’Albania il 4% e la Grecia il 5%, mentre la Francia il 12,01%, la Germania l’11, l’Inghilterra il 10,82 e l’Olanda il 10,62. Il problema che poniamo non riguarda solo quanto si spende per la salute mentale ma come si spende.

L’utenza che si rivolge ai servizi di salute mentale è in continuo aumento, anche a causa delle difficili e precarie condizioni socio-economiche di ampi settori di popolazione che non trovano soluzione. La domanda di aiuto è complessa e diversificata e i servizi di salute mentale, che negli anni si sono sempre di più impoveriti di risorse umane e finanziarie, (perdendo anche la spinta innovativa che in alcuni momenti storici li aveva coinvolti), non sono in grado di far fronte neppure a questa nuova utenza..

Lo stato dei servizi, visto dal nostro punto di osservazione, è questo;

• Un minoritario numero di CSM sono funzionanti sulle 24 ore e offrono servizi di eccellenza, sono aperti sul territorio e collaborano con una ampia rete sociale e solidale. Altri sono aperti 12 ore per 6 giorni alla settimana, altri ancora per poche ore al giorno alcuni giorni della settimana. Le urgenze e le emergenze sono gestite dalle guardie mediche, dai pronto soccorso e dai servizi psichiatrici di diagnosi e cura con tutte le difficoltà che ne derivano in termini di continuità terapeutica.
• E’ carente in molti CSM l’organizzazione e la gestione dell’accoglienza e del primo contatto con il servizio.
• Le piante organiche dei DSM sono largamente insufficiente e non vengono rispettati gli standard previsti dal Progetto Obiettivo Nazionale. Sono carenti o assenti molte delle figure professionali più orientate sul versante riabilitativo: psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori
• Non esiste una rete organizzata e integrata di servizi, Non vi sono indicatori omogenei e completi sulle attività dei DSM, indispensabili affinchè le famiglie e gli utenti possano valutare i servizi e le eventuali disomogeneità.

• Gli interventi nei CSM sono prevalentemente di tipo ambulatoriale con visita psichiatrica periodica e prescrizione massiccia di psicofarmaci. Offrire prevalentemente farmaci e posti letto non produce “salute Mentale” ma rafforza nel contesto sociale il pregiudizio della incurabilità e pericolosità da tenere costantemente sotto controllo..
• Accompagnare le persone ad accedere ai diritti di cittadinanza quali l’abitare, la formazione, il lavoro, la socialità, l’affettività, e quindi ad un percorso di guarigione, non costituisce prassi costante e abituale dei servizi. Ciò è dovuto in parte all’assenza di adeguate risorse finanziarie e in parte ad una formazione culturalmente arretrata di gran parte degli operatori, cha faticano a riconoscere la persona sofferente mentale quale cittadino portatore di diritti che esprime dei bisogni, vedendo unicamente i sintomi di una malattia grave da trattare prevalentemente con i farmaci. Tanti medici non credono nella possibilità di guarigione, dichiarano che i farmaci dovranno essere assunti per tutta la vita, tolgono ogni speranza ai loro pazienti e alle famiglie.

• E’ quasi impossibile riuscire ad ottenere supporto psicologico a causa della scarsissima presenza di tali figure professionali, le famiglie sono quindi costrette, con grandi sacrifici, a ricorrere alle psicoterapie a pagamento, oppure a rinunciarvi.

• E’ difficile per molti familiari partecipare al percorso di cura del proprio congiunto anche se convivente. Molti psichiatri non parlano con i familiari per questioni, dicono, di privacy. Pratica questa non riscontrabile in altri settori della medicina.

• Vi è difficoltà ad ottenere interventi domiciliari su richiesta dei familiari per affrontare o prevenire situazioni di crisi. Di norma gli interventi domiciliari si attivano per i trattamenti sanitari obbligatori;

• E’ molto difficile riuscire a cambiare medico psichiatra quando viene a mancare il rapporto di fiducia;

• Non rientra nel lavoro routinario dei centri di salute mentale la collaborazione con i medici di medicina generale;

• Sono carenti, sul territorio, gli interventi di informazione, prevenzione e promozione della salute mentale.

• Nella maggior parte dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, permane una cultura custodialistica e repressiva. Ci riferiamo specificatamente alla pratica della contenzione (legare anche per giorni e giorni persone in trattamento sanitario obbligatorio privandole della libertà e della loro dignità), una pratica ripugnante di una violenza inaudita che ci indigna e ci fa male come cittadini oltre che familiari. Una pratica illegale che viola la Legge 180 e la Carta Costituzionale. Una pratica che ha portato alla morte persone fisicamente sane affidate alle cure psichiatriche in trattamento obbligatorio, come ad esempio Giuseppe Casu a Cagliari e Franco Mastrogiovanni a Vallo della Lucania. Le porte chiuse dei reparti impediscono, anche a chi è ricoverato volontariamente di potersi muovere liberamente esercitando un vero e proprio sequestro di persona. E’ assolutamente dimostrabile che si può curare senza ledere i diritti umani e con la partecipazione attiva delle persone, anche quando sono in crisi. Come dimostrano quei pochi Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura che lavorano da lungo tempo senza contenzione e con le porte aperte.

Dobbiamo con amarezza registrare che in questo ultimo decennio, si sono moltiplicati i luoghi della istituzionalizzazione a vita in strutture residenziali pubbliche e private (con varie definizioni), istituti e cliniche private che i Dipartimenti di Salute Mentale non sono in grado di controllare e arginare; luoghi di custodia e intrattenimento senza alcun serio percorso riabilitativo (verificabile) che restituisca senso, dignità, speranza, futuro alle persone. Luoghi tal volta degradati e degradanti. Vi è oramai un mondo variegato di “strutture” fuori da qualunque controllo che hanno inoltre costi differenziati ingiustificabili. Tra questi segnaliamo le R.S.A. che stanno diventando i nuovi contenitori dell’umana sofferenza (anziani, sofferenti mentali, persone con handicap fisico, con malattie degenerative, ecc). Con il sistema dei moduli sono veri e propri istituti chiusi che accolgono centinaia di persone non garantendo una buona qualità della vita e percorsi riabilitativi. Un sistema da rivedere che porta via alle Regioni ingenti risorse finanziarie, ed è per le famiglie, chiamate alla compartecipazione, un costo insostenibile.

Le residenze devono essere luoghi dell’abitare e della ripresa, collocate in contesti urbani per favorire l’integrazione, di piccole dimensioni, con personale di supporto numericamente sufficiente e professionalmente preparato a sostenere le persone nei loro individuali percorsi di ripresa.
Noi ribadiamo che vadano favoriti e sostenuti i piccoli gruppi di convivenza, l’abitare assistito, le piccole comunità terapeutiche riabilitative e che i Comuni devono garantire una quota di alloggi agli utenti dei servizi di salute mentale.
A causa delle politiche restrittive e dei tagli indiscriminati delle risorse, e del conseguente e gravissimo impoverimento delle piante organiche dei Dipartimenti di Salute Mentale abbiamo assistito ad un sempre più preoccupante indebolimento degli interventi di “salute mentale” e al diffondersi e rafforzarsi di pratiche di intervento prevalentemente di tipo ambulatoriale/farmacologico nella maggior parte dei servizi territoriali con appuntamenti programmati, quando va bene, una volta al mese.

Ciò non solo non migliora le condizioni di salute delle persone che si rivolgono ai centri di salute mentale, ma è in chiara contraddizione con gli scopi dichiarati dei tagli, in quanto comporta per la collettività costi decisamente maggiori rispetto ad un ben organizzato sistema di prevenzione, di cura e di riabilitazione. Ed è inoltre in contrasto con le norme che il nostro Paese si è dato.

Evidenziamo inoltre una profonda discriminazione tra i cittadini “fortunati”che risiedono in territori in cui i servizi funzionano (pur in ristrettezze economiche) e i risultati sono eccellenti; e i cittadini che risiedono in territori in cui i servizi sono poveri e male organizzati. O che risiedono in regioni che fanno un utilizzo improprio delle risorse, concentrate prevalentemente sul mantenimento delle strutture e degli istituti privati a scapito dei Piani Terapeutici Individuali e dei budget di salute, gestiti dai Dipartimenti di Salute Mentale, in collaborazione con le Associazioni dei familiari e degli utenti, della cooperazione sociale e di tutte quelle forze sane della società civile, che potrebbero consentire alle persone di restare nella comunità di appartenenza e mantenere i legali affettivi e relazionali.

Poniamo quindi con forza la questione del pieno funzionamento di tutti i Dipartimenti di Salute Mentale, affinchè siano messi nelle condizioni di offrire risposte differenziate alla complessità dei bisogni tutti i giorni dell’anno 24 ore su 24, ben distribuiti sul territorio nazionale.
Vorremo, dalle Regioni, precise scelte di politica sanitaria e di welfare, che mettano in campo tutte le risorse culturali e finanziarie che occorrono e che possano garantire percorsi di cura e di riabilitazione personalizzati che restituiscano diritti e possibilità: casa, lavoro, relazioni affettive e sociali. Contribuendo quindi al ben-essere dell’intera comunità.
Eliminando quelle disuguaglianze inaccettabili tra regioni, all’interno della stessa regione, addirittura di uno stesso dipartimento di salute mentale.

 

Poniamo inoltre la questione del superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari nei termini indicati dal Comitato Nazionale Stop Opg di cui facciamo parte, e senza ulteriori rinvii. I trattamenti disumani subiti, violano la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la nostra Carta Costituzionale. Noi siamo contrari alla costruzione delle REMS che non farebbero altro che riproporre coercizione e custodia e auspichiamo, nel rispetto della legge 81, percorsi di cura e di riabilitazione personalizzati, sul territorio di appartenenza, a carico dei Dipartimenti di Salute Mentale, orientati al miglioramento delle condizioni di vita e di salute delle persone internate, alla restituzione dei loro diritti di cittadinanza e dei loro affetti.
Per quanto detto, riteniamo quindi non più rinviabile l’impegno su questi piani di intervento:

• Il pieno riconoscimento del ruolo sociale e politico delle Associazioni dei familiari e degli utenti, attraverso la partecipazione alle consulte dipartimentali e alle commissioni regionali salute mentale. Noi chiediamo che venga garantita la partecipazione delle Associazioni dei familiari e degli utenti, ai processi decisionali nella programmazione dei servizi e nella verifica dei risultati. Le Associazioni, radicate sul territorio capaci di lavorare in rete col restante mondo del volontariato e dell’impresa sociale, con le proprie competenze, esperienze e sapere pratico, sono una risorsa straordinaria a cui tutti i Dipartimenti dovrebbero guardare con grande interesse, in quanto risorsa attiva del territorio dove si opera.

• La riattivazione della Commissione Nazionale Salute Mentale presso il Ministero della Salute quale strumento di consultazione, monitoraggio e programmazione delle politiche di salute mentale su tutto il territorio nazionale.

• L’emanazione di nuove Linee guida nazionali per la salute o un Nuovo Progetto Obiettivo (sulla traccia di quanto già indicato dalle Linee di indirizzo per la salute mentale del 2008, in quanto documento partecipato e condiviso), che garantiscano uniformità di comportamenti da parte delle Regioni, delle Aziende Sanitarie Locali e dei Dipartimenti di Salute Mentale, nella programmazione delle politiche di salute mentale e degli interventi, nella integrazione socio-sanitaria, sulla base delle reali necessità della comunità e dei bisogni sociali e sanitari delle persone. Chiediamo un impegno concreto dei Dipartimenti orientato al “miglioramento continuo della qualità, attraverso una rigorosa e continua revisione degli esiti dei trattamenti, implementando quelli che si dimostrano efficaci ed eliminando quelli che invece non producono risultati” (P.Carozza). Nel rispetto della normativa nazionale in vigore, degli indirizzi e raccomandazioni della Commissione Europea e della Organizzazione Mondiale della Sanità, del Piano d’Azione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2013/2020. Non c’è bisogno di nuove leggi perché quelle che abbiamo sono chiare ed inequivocabili.

• La revisione delle piante organiche dei Dipartimenti di Salute Mentale e l’implementazione delle figure professionali mancanti (psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, sociologi, educatori, ecc.)

• L’attuazione da parte dei servizi di salute mentale (come indicato dal PON 98/2000), di una prassi e di un atteggiamento non di attesa ma mirati a intervenire attivamente e direttamente nel territorio (domicilio, scuola, luoghi di lavoro ecc.), in collaborazione con le associazioni dei familiari e di volontariato, con i medici di medicina generale e con gli altri servizi sanitari e sociali;

• Il potenziamento dei servizi per la tutela della salute mentale in età evolutiva il cui funzionamento è essenziale per la prevenzione, la diagnosi e il precoce trattamento del disturbo psichico (vedi Mozione votata al Senato della Repubblica il 3/10/2012: “Sulla salute mentale in età evolutiva”); la definizione di protocolli di collaborazione con i DSM per la continuità terapeutica nel passaggio età evolutiva/età adulta;

• Vanno definiti i Livelli essenziali di assistenza in salute mentale e la certezza di risorse finanziarie adeguate ai Dipartimenti di Salute Mentale per i badget di salute.

• Pensiamo sia necessario l’avvio di una nuova indagine parlamentare conoscitiva sul reale stato dei servizi di salute mentale in Italia, sulla efficacia degli interventi, sulla ricaduta degli stessi nella qualità della vita delle persone, delle loro famiglie, della comunità. Sulla violazione dei diritti umani. Pensiamo possa essere di grande utilità una mappatura delle buone pratiche esistenti in salute mentale, orientate alla guarigione, all’emancipazione sociale, al rispetto dei diritti umani. Buoni esempi che possiamo trovare in tutte le regioni, portati avanti da servizi territoriali di salute mentale con operatori illuminati, da associazioni di familiari e di volontariato, da cooperative sociali, ma anche da gruppi e movimenti culturali. Esempi di buone pratiche che vanno conosciute proprio per rafforzare l’idea che si può fare salute mentale e che tutti siamo chiamati all’assunzione della responsabilità. Le relazioni che le nostre delegazioni regionali hanno preparato per questo Seminario, e che mettiamo a disposizione, pensiamo possano essere utili per la costruzione di una prima mappatura delle buone e delle cattive pratiche.
Questo stato di forte criticità in cui operano tanti servizi di salute mentale (che ha determinato un senso di profonda sfiducia nelle famiglie e nelle persone che vivono la condizione della sofferenza mentale), richiede un doveroso e deciso intervento da parte di tutte le Istituzioni preposte alla tutela della salute (ma deve anche costituire azione prioritaria del Governo nazionale e dei governi delle regioni), che possa finalmente far cambiare passo al percorso di civiltà e di progresso avviato 35 anni fa e che ha trovato, e trova, non pochi ostacoli e continui tentativi di arretramento. Assumendo la visione di un mondo in cui la salute mentale sia valorizzata e promossa, dove i disturbi mentali siano prevenuti e le persone che ne soffrono siano in grado di esercitare i propri diritti umani e accedere a servizi di cura appropriati, di alta qualità e che promuovano il recupero della salute, in modo da raggiungere il più alto livello possibile di funzionamento e di partecipazione alla comunità, liberi da stigma e discriminazione. Come sottolineato dal Piano d’Azione 2013/2020 dell’O.M.S.

 

 

 

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