DAL 15 MARZO AL CINEMA
Posted: gennaio 22nd, 2012 under Uncategorized.
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Abdou Lahat Diop è un uomo libero. Risultato importante per il comitato sardo “stop Opg”, che continua la campagna per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
Da oggi Abdou Lahat Diop può sentirsi nuovamente un uomo libero. Il giudice del tribunale di Oristano ha pronunciato una sentenza di assoluzione perché al momento del fatto Abdou non risultava in grado di intendere e di volere. Ora Abdou Lahat è un cittadino libero a tutti gli effetti. Nei prossimi giorni tutte le organizzazioni aderenti al comitato metteranno in campo iniziative di raccolta fondi per sostenere le spese legali e organizzative.
L’avvocato Dario Sarigu, legale di Abdou, durante l’udienza ha presentato la richiesta di disponibilità ad accogliere temporaneamente Abdou Lahat Diop presso la struttura residenziale del centro sardo di solidarietà – associazione “l’Aquilone” di Cagliari. Il presidente dell’associazione “L’Aquilone” Don Carlo Follesa, sensibile alle istanze del comitato, in presenza dei rappresentanti del comitato sardo “Stop Opg” Gisella Trincas e Roberto Loddo, ha sottoscritto il documento di disponibilità all’accoglienza temporanea di Abdou per tutto il periodo della libertà vigilata senza prescrizioni. Ringraziamo del sostegno la comunità senegalese, tutte le organizzazioni e i liberi cittadini sensibili al rispetto dei diritti civili che hanno sostenuto le iniziative di mobilitazione. Cosi come ci siamo mobilitati per Abdou Lahat, chiediamo che rimanga altissima la vigilanza e la segnalazione di casi simili perché fino a quando non chiuderanno definitivamente gli Opg, nessun cittadino deve essere più internato.
Invitiamo tutti a continuare con noi questa battaglia di legalità, Il 26 Gennaio saremo a Roma alla riunione del comitato nazionale per avviare la campagna nazionale “Un Volto, Un Nome”, perché sono ancora 35 i cittadini sardi ancora internati negli OPG della penisola. Un orrore che deve essere cancellato definitivamente dal Governo e dal Parlamento. Per questo motivo, come comitato sardo “Stop Opg” chiediamo che la Regione Sardegna, insieme alle Asl e i Dipartimenti di Salute Mentale, si mobilitino per assistere e curare i nostri cittadini sardi internati, nei propri luoghi di residenza. Vogliamo evitare che il loro ritorno avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” mascherati da strutture terapeutiche. Vogliamo che la loro accoglienza sia connessa alla reale attivazione di progetti e percorsi individuali di recupero e reinserimento sociale.
Cordiali Saluti
La segreteria organizzativa del comitato sardo “Stop Opg”
Gisella Trincas
Roberto Loddo
stopopgsardegna@gmail.com
3316164008
Info e approfondimenti su http://stopopgsardegna.com/
Organizzazioni aderenti al Comitato Sardegna STOP OPG: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione art.21, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Comunità senegalese in Sardegna.
Posted: gennaio 19th, 2012 under Uncategorized.
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Ciao a tutte e tutti,
vi informiamo che la prossima riunione delle organizzazioni aderenti del comitato sardo “Stop Opg” è fissata per Giovedì 12 Gennaio alle ore 17:00 presso la sede dell’Asarp, a Cagliari, in in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E. All’ordine del giorno l’avvio in Sardegna della campagna nazionale “un volto, un nome” rivolta a chi ha il dovere di organizzare la presa in carico dei cittadini internati negli ospedali psichiatrici giudiziari: le singole Regioni, le ASL e quindi i DSM e i Comuni. Vista l’importanza dell’ordine del giorno vi chiediamo di garantire la vostra partecipazione.
Inseriamo una serie di link utili all’organizzazione della campagna sarda, che deve essere mirata ad evitare che il ritorno delle cittadine e dei cittadini sardi internati negli opg avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” e a far si che la loro accoglienza sia connessa alla reale attivazione di progetti e percorsi individuali.
La risoluzione approvata dal Senato
http://www.news-forumsalutementale.it/la-risoluzione-del-senato-sugli-opg/
Commento di Stop OPG sulla risoluzione
http://www.stopopg.it/system/files/Il%20Senato%20non%20chiude%20gli%20OPG.pdf
Accordo in Conferenza unificata
http://www.stopopg.it/node/205
DDL sulla chiusura degli OPG
http://www.ignaziomarino.it/Archivio/2/disegno_di_legge_per_il_definitivo_superamento_degli_opg.pdf
Posted: dicembre 30th, 2011 under Uncategorized.
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A.S.A.R.P. – SALUTE MENTALE E DIRITTI
17 dicembre 2011 – h.9/21
Centro Comunale Area 3 – Via Carpaccio 14/16 – Cagliari
Da 25 anni testimoni e protagonisti nel processo di civiltà avviato in Italia e nel mondo da Franco Basaglia.
Testimonianze e scambi di esperienze, mostre, proiezioni video, musica e brindisi finale.
Saranno presenti i testimoni privilegiati che hanno accompagnato l’ A.S.A.R.P. in questi 25 anni di impegno e di azione, una storia che racconta anche il percorso istituzionale della psichiatria in Sardegna.
Di seguito il programma dettagliato dell’evento.
Scaricabile anche in formato pdf PROGRAMMA 25 ASARP
Seguiteci!
Segreteria organizzativa:
A.S.A.R.P.: ass.asarp@tiscali.it/
Art Meeting: artmeeting.ass@gmail.com/
Posted: dicembre 4th, 2011 under Uncategorized.
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30 agosto 2011
Convegno Nazionale, Cagliari 16 e 17 settembre 2011
Per un ruolo attivo del Servizio Sanitario Nazionale e degli Enti locali. La società civile chiama le Istituzioni al rispetto dei diritti Costituzionali.
Cagliari, Sala Convegni Centro Culturale d’Arte “Il Ghetto”, Via S.Croce n°18 Cagliari
INGRESSO LIBERO: VERRA’ RILASCIATO SU RICHIESTA ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE
Segreteria Organizzativa:
Programma del convegno nazionale
Senza Catene: l’Orrore degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
Venerdì 16 settembre pomeriggio
Ore 15,30 – Apertura dei lavori, presiedono Gisella Trincas e Roberto Loddo
Ore 16.00 – Tavola rotonda:
“Le proposte delle Istituzioni e della Società Civile”
Introduce e Coordina: M. Grazia Giannichedda Presidente della Fondazione Franca e Franco Basaglia e Docente della Università di Sassari
* è stata invitata l’Assessore alla Sanità Simona De Francisci e siamo in attesa di una sua risposta
Ore 19,30 – Dibattito
Ore 20,30 – Chiusura dei lavori
Sabato 17 settembre mattino
Ore 9.00 – Ripresa dei lavori
Ore 9.30 – Tavola rotonda: “I Diritti Umani e i Diritti di Cittadinanza: lo stato dell’arte in Sardegna e in Italia”
Introduce: Gisella Trincas – Presidente Nazionale dell’Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e Presidente Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica
Coordina: Massimiliano Rais – Giornalista, Sardegna 1
Ore 12,00 – Dibattito
Ore 13.30 – Pausa pranzo
Sabato 17 settembre pomeriggio
Ore 15,00 – Ripresa dei lavori
Tavola rotonda
“Gli Amministratori locali si confrontano sui temi delle politiche sociali e sanitarie”
Introduce e Coordina: Angela Quaquero – Vice Presidente Provincia di Cagliari
Ore 19,30 – Dibattito
Ore 20,30 – Chiusura dei lavori
Eventi collaterali
Dal 16 al 17: Manicomi Aperti
Mostra, performance, danza teatro – a cura dell’associazione Art Meeting
Chiunque può sostenere l’iniziativa attraverso un contributo economico da versare sulla carta visa poste pay nr. 4023 60046685 0361 intestata a Roberto Loddo – componente della segreteria organizzativa e del comitato Stop Opg
Posted: dicembre 2nd, 2011 under Uncategorized.
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24 luglio 2011
A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il Comitato “A CASA MIA” - Per il diritto all’abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per politiche sanitarie e sociali che sostengano la vita autonoma delle persone sofferenti, anziane, disabili
Mercoledì 6 luglio, a Sassari, i carabinieri dei N.A.S. sono arrivati alle otto del mattino nei due appartamenti in cui vivevano cinque donne e quattro uomini con disturbo mentale e li hanno trasferiti, loro malgrado, in strutture sanitarie della ASL che si trovano all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Rizzeddu. Queste persone erano regolarmente seguite dal centro di salute mentale, che aveva sostenuto questo loro percorso di vita autonoma, ed erano assistiti, nella loro quotidianità, da una cooperativa sociale. Il contratto di affitto delle due abitazioni era stato stipulato dalle persone che vi hanno abitato per oltre un anno fino a qualche giorno fa, in accordo con i loro familiari e con gli amministratori di sostegno, che ne avevano informato il giudice tutelare. Anche l’affitto e l’assistenza sono stati pagati da questi cittadini che si erano organizzati in convivenza, mentre oggi e il Servizio Sanitario Nazionale che paga la loro custodia.
Il magistrato ha disposto lo sgombero degli appartamenti sulla base di due elementi. Il primo è che la cooperativa titolare del contratto di assistenza fosse anche titolare del contratto di affitto, il che non è vero, come si può facilmente verificare. Il secondo elemento è di natura più valutativa, e consiste nel presupposto che le persone che soffrono di disturbi mentali possano vivere solamente in due situazioni: o in famiglia oppure in una struttura organizzata e gestita come tale. E poiché i due appartamenti non erano riconosciuti come strutture, il magistrato ha concluso che non potevano che essere strutture abusive.
Questa valutazione non tiene conto di alcuni fatti. Il primo: da tempo, in Italia e non solo, in salute mentale come anche nel campo dell’assistenza agli anziani e alle persone disabili, si sperimentano quelle che vengono chiamate “convivenze assistite”, in cui il servizio pubblico agisce da promotore e garante di progetti di vita autonoma con l’apporto di personale di assistenza. Questi progetti spesso non hanno vita facile, in salute mentale in particolare, dato che parte degli psichiatri stenta a uscire dall’orizzonte del manicomio e non è capace di costruire, o attivamente ostacola, percorsi di uscita dalla dipendenza, dall’invalidità, dall’esclusione. Questa lotta tra visioni diverse del disturbo mentale, della cura, dell’organizzazione dei servizi e delle politiche di salute mentale si svolge da più di quarant’anni sia in Italia che in Europa e in gran parte dei paesi democratici. Nessuna meraviglia quindi che si svolga anche a Sassari, e lo sgombero di qualche giorno fa ne è in fondo un episodio, peraltro emblematico: persone che avevano iniziato un percorso di autonomia e di inclusione sono state tolte dalla propria casa e riportate nell’area dell’ex manicomio, in strutture che ne riproducono i caratteri.
Infine: nella nostra Regione e nella nostra città le politiche sanitarie e sociali attraversano una fase di forte arretramento, che colpisce in modo particolare il campo della salute mentale: nei servizi di diagnosi e cura tornano gli interventi di contenzione fisica dei ricoverati e di abuso di farmaci, si continua a destinare ingenti risorse per ricoveri senza speranza nelle cliniche private e negli istituti assistenziali, il lavoro dei servizi territoriali è sempre più in difficoltà.
Il comitato A CASA MIA, al quale aderiscono associazioni e persone, nasce per opporsi allo sgombero del 6 luglio, per stare vicino a quanti sono stati privati della propria casa con pesanti ricadute sulla loro condizione personale e mentale, per sostenere gli operatori della cooperativa e quelli del centro di salute mentale che hanno lavorato alla costruzione del progetto di convivenza che vorremmo riprendesse al più presto il suo percorso. Ma il Comitato vuole anche aprire in città e in Regione un dibattito su tutto ciò che sta intorno alla questione dell’abitare delle persone con sofferenza mentale, delle persone anziane e con disabilità, attorno ai costi economici e sociali dell’istituzionalizzazione, e agli spazi che invece sono possibili di vita, socialità, dignità, diritti.
Hanno aderito fino ad ora al comitato:
Per informazioni: comitatoacasamia@gmail.com
Posted: dicembre 2nd, 2011 under Uncategorized.
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15 aprile 2011
Al via progetti di cooperazione per lo sviluppo dei servizi territoriali in quei Paesi che hanno intrapreso processi di riforma psichiatrica. L’obiettivo è che non ci siano più manicomi in tutto il mondo.
15 APR – “Noi siamo qui oggi perché il manicomio di Trieste non c’è più, perché stiamo desiderando che non ci siano più manicomi in tutto il mondo e perché oggi c’è una grande rete che unisce tutti i Paesi, un network di persone (operatori, individui che hanno vissuto e vivono l’esperienza del disturbo mentale, familiari) che sono protagonisti di questo cambiamento e cercano di costruire politiche di salute e di speranza”. È con le parole di Giuseppe Dell’Acqua, allievo di Franco Basaglia e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’ASS 1 di Trieste che si è aperto il meeting “Beyond the Walls – Il passaggio dall’ospedale ai servizi territoriali”. L’obiettivo dell’incontro è la formulazione di una dichiarazione congiunta sul superamento delle istituzioni psichiatriche e lo sviluppo di progetti di partenariato finalizzati allo sviluppo di servizi efficaci di comunità, così come previsto dal Piano di azione di Helsinki 2005 sulla salute mentale per l’Europa.La legge 180 (la cosiddetta legge Basaglia) resta ancora un modello. Il Consiglio d’Europa ha descritto l’esperienza basagliana come un sogno che si stava trasformando in realtà e aveva ormai gambe per attraversare l’intera regione europea dell’OMS. E l’incontro vuole rappresentare uno stimolo in questa direzione.
All’epoca della stesura del Piano di Helsinki (al quale ha fatto seguito, nel 2008, il Patto europeo per la salute mentale ed il benessere) fu evidenziato che l’85 per cento dei fondi spesi per la salute mentale veniva destinato al mantenimento di strutture inadeguate ad accogliere i pazienti. Dati rimasti pressoché invariati se, come è stato rilevato nel corso dell’incontro, in Europa il 70 per cento dei posti letto è tuttora all’interno degli ospedali psichiatrici.Da Trieste partiranno dunque progetti di cooperazione per lo sviluppo dei servizi territoriali soprattutto in quei Paesi che hanno intrapreso (o intendono intraprendere) processi di riforma psichiatrica quali la Serbia, dove è stato creato il Centro di salute mentale pionieristico di Nis attraverso la deistituzionalizzazione del locale ospedale psichiatrico. Su richiesta dell’OMS Europa, sarà avviata anche una collaborazione con Paesi dell’Est come la Bulgaria e la Romania, nonché con le repubbliche asiatiche dell’ex-URSS come l’Azerbaijan, dove andranno sostenute esperienze pilota e cambiamenti legislativi. Inoltre, nell’ambito del programma Mental Health Gap promosso dall’OMS di Ginevra, si stanno già sviluppando programmi di cooperazione con la Turchia, l’Iran, la Palestina, l’Argentina e il Brasile.
(da QuotidianoSanità.it)
Posted: dicembre 2nd, 2011 under Uncategorized.
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